L'ottico abilitato ha un campo di attività definito dalla legge: ampio sul piano tecnico, preciso nei confini verso l'area medica. Vediamo che cosa può fare e dove deve fermarsi.
Le attività consentite
- apprestare, adattare e vendere occhiali e dispositivi per la correzione visiva, su prescrizione del medico e, nei casi previsti dalla normativa per i difetti semplici, direttamente;
- attività di laboratorio: lavorazione, centraggio e montaggio delle lenti oftalmiche;
- applicazione delle lenti a contatto e istruzione del cliente su uso e manutenzione;
- misurazioni strumentali funzionali all'apprestamento dei dispositivi;
- direzione tecnica di un punto vendita di ottica, per la quale serve l'abilitazione.
I limiti: diagnosi, farmaci, terapie
L'ottico non fa diagnosi di patologie, non prescrive né somministra farmaci (inclusi i colliri diagnostici), non esegue terapie o atti medici. Le valutazioni che eccedono l'apprestamento dei dispositivi appartengono al medico oculista o, per la riabilitazione, all'ortottista: le differenze tra le figure sono spiegate qui.
Quando indirizzare all'oculista
Il professionista serio riconosce i campanelli d'allarme: cali visivi improvvisi, dolore, arrossamenti persistenti, visione doppia, sospette patologie. In tutti questi casi l'ottico invita il cliente a una visita medica oculistica prima di qualunque fornitura. Saper riconoscere questi confini è anche materia d'esame, dal colloquio alla deontologia professionale.